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Atlete mamme e diritti. Anche la Orizzonte Catania aderisce alla campagna

Atlete mamme e diritti. Una lotta continua quella delle sportive non professioniste che nel momento in cui diventano madri non hanno riconosciuto alcun diritto perché, da un punto di vista giuridico, non sono considerate lavoratrici.

E' per questo che in occasione delle celebrazioni per la Festa delle Donne per la prima volta alcune atlete italiane sono scese in campo per chiedere al governo e al Coni una vera tutela delle atlete madri. La campagna - "Atlete PER il diritto alla maternità" -è promossa dall'Assist,  l'Associazione nazionale atlete diretta da Luisa Rizzitelli, e vede protagoniste finora dieci squadre.

Tra loro c'è anche la siciliana Orizzonte Catania, squadra di serie A di pallanuoto dell'olimpionica Tania Di Mario. Hanno aderito alla campagna anche quattro squadre di Basket A1, tre di Volley A1, la Montesilvano Calcio a 5e la Chieti di Calcio a 11 di serie A.

Le atlete hanno simulato di essere incinte e si sono fatte fotografare con un pallone sotto la maglia da allenamento.

Sotto lo slogan: “Atlete e maternità. Diritti? GAME OVER" e gli hashtag #8marzo e #dirittidelleatlete

L'associazione chiede quindi ad ogni atleta (in gruppo o individualmente) di fare una foto "incinta" e inviarla. "Noi - scrivono su Facebook -, dopo aver aggiunto lo slogan, la faremo arrivare sui tavoli Istituzionali che possono, anzi no, che DEVONO riconoscere tutele per la maternità di qualunque donna che faccia dello sport il proprio lavoro, la propria vita".

"E' un problema per il quale ci battiamo da ben 19 anni – dicono le atlete - con piccolissimi e insufficienti passi in avanti da parte del Coni che ad oggi tutela solo le Atlete Azzurre delle Nazionali e solo negli sport individuali. Oggi, con questa campagna, storica, sono simbolicamente tutte le atlete e di tutte le discipline sportive a chiedere che la fiscalità generale tuteli la maternità di donne che danno prestigio allo sport e che di questa passione fanno un lavoro".

Tutto ciò deriva dallo status di “dilettanti” delle atlete italiane che – giuridicamente – vengono escluse dalle legge sul professionismo sportivo del 1981, che invece tutela le professioniste come lavoratrici anche nel momento in cui aspettano un bebè.

Le atlete dilettanti che hanno un figlio invece sono costrette a interrompere il rapporto di lavoro senza acquisire alcun diritto. Quelle più fortunate vengono tutelate solo dal club di appartenenza ma sono casi rari che non coinvolgono la maggioranza delle sportive italiane. Assist chiede quindi che sia istituito un Fondo nazionale per tutelare i diritti delle atlete che diventano mamme.

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